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Dossier realizzato in occasione della IX Conferenza Internazionale per le Associazioni Europee dei Malati Reumatici “Arthritis People on the Move" (APOM) LE MALATTIE REUMATICHE
In Europa, rispetto a qualsiasi altro gruppo di malattie, le patologie reumatiche sono quelle che affliggono il maggior numero di individui, che causano la maggiore morbidità e che comportano la maggiore perdita di giorni/lavoro e di capacità produttiva. Le malattie reumatiche inoltre sono le maggiori responsabili di disabilità e complessivamente dei più alti costi sociali.
Approssimativamente un terzo della popolazione europea, circa 100 milioni di persone, soffre di una patologia reumatica ad un certo momento della loro vita
Secondo una recente stima, nel 2010, sarà affetta dalla sola artrosi (artrosi) il 13,1% della popolazione in Spagna, il 12,2% in Italia, il 10,6% nel Regno Unito, il 10,5% in Francia e l’11,7% in Germania. Attualmente, i reumatismi rappresentano il problema di salute più comune in Polonia con il 17,8% di persone affette.
Un individuo su 5 in Europa è in trattamento cronico per reumatismi e artrite.
Le patologie reumatiche sono la seconda maggiore causa di consulto medico. Nel maggior numero di paesi esse contano per più del 20% degli interventi di pronto soccorso. Le malattie reumatiche sono il gruppo di malattie a maggiore prevalenza. La previsione per il prossimo decennio è un aumento delle proporzioni di queste patologie a causa dell’invecchiamento della popolazione.
5000 è il numero di morti direttamente correlate all’Artrosi e all’artrite Reumatoide stimato nell’Europa a 15 stati (Eurostat). Di queste 78% sono donne e 22% uomini. 
Le malattie reumatiche includono:
  • Artrosi
  • Artrite Reumatoide
  • Osteoporosi
  • Mal di schiena o Dolore acuto lombare
  • Malattie del tessuto connettivo
  • Lupus Eritematoso sistemico LES
  • Spondilite Anchilosante
  • Fibromialgia
  • Artrite giovanile
  • Miosite
  • Sclerodermia
  • Sindrome di Sjögren
  • Dolore muscolo-scheletrico
Artrosi
Il 40% di persone al di sopra dei 70 anni di età è affetta da artrosi (WHO Report 2003). Tra coloro che soffrono di artrosi circa l’80% presenta una rilevabile disabilità e il 25% non riesce a portare a termine attività di vita quotidiana.
Artrite reumatoide
1120 persone su 100.000 ne sono affette (dati ricavati da Norvegia e Svezia).
Osteoporosi
Ogni anno circa 2 milioni di persone soffre di frattura dell’anca a causa di questa malattia.
Dolore acuto lombare (mal di schiena)
L’80% delle persone soffre di mal di schiena in un certo periodo della propria vita (WHO Report 2003).

LE CONSEGUENZE DELLE MALATTIE REUMATICHE Impatto sull'attività lavorativa
Le malattie reumatiche sono la più comune causa di problemi che limitano la capacità lavorativa.
Più del 60% di persone pre-pensionate o in congedo lavorativo a lungo termine dichiarano come motivazione una condizione patologica reumatica. Circa il 55% di persone afflitte da artrite reumatoide perdono il posto di lavoro a 10 anni dall’insorgenza della malattia.
Le patologie reumatiche contano per il 40% - 50 % di tutte le problematiche di salute associate al lavoro. Circa 450 milioni di giornate lavorative, interamente pagate, sono perse a causa di denunce di problemi reumatici
In tutto il mondo le condizioni reumatiche sono le più comuni cause di dolore cronico grave e disabilità fisica
Rispetto a qualsiasi altro gruppo di malattie, le patologie reumatiche causano maggiore perdita di giornate lavorative per malattia, sono responsabili di maggiore disabilità e complessivamente dei più alti costi sociali. Il 50–60% delle persone affette da patologie reumatiche perdono il posto di lavoro entro i 10 anni dall’esordio della malattia. Le giornate di lavoro perse per malattie sono più di 1 giorno per persona per anno (considerando l’intero arco della vita). In Europa la cifra equivale al costo di 2,5 milioni di persone interamente pagate, impiegate a tempo pieno per un anno. Impatto sulla qualità di vita
Le patologie reumatiche sono la maggiore causa di ridotta qualità di vita.
Le patologie reumatiche non affliggono solo coloro che soffrono della malattia stessa ma anche le loro famiglie che devono sopportare significative difficoltà in termini di alti costi finanziari e di impegno personale e di tempo per poter assicurare le cure e i trattamenti necessari ai loro parenti
Le persone affette da patologie reumatiche diventano spesso vittime di esclusione sociale Impatto economico-sociale
Le malattie reumatichehanno un elevato impatto sulla  competitività del Sisitema paese. Terapie costose e a lungo termine combinate con l’alta prevalenza in Europa provocano costi medici diretti molto alti ed enormi costi indiretti associati alle cure sociali e alle perdite produttiva. Si stima che le perdite provocate dalle malattie reumatiche siano superiori al 2% del PIL. 
L’INTEGRAZIONE SOCIALE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ Nel 2004 l’Istat ha condotto un’indagine sulle persone con disabilità che vivono in famiglia per cogliere, l’integrazione sociale dei disabili nel loro contesto di vita (rete di relazioni, scuola, lavoro, tempo libero, ecc.), dall’altro, i fattori che ostacolano tale integrazione (limitazioni nella mobilità, mancanza di adeguati sostegni, ecc.).
L’indagine è stata realizzata nell’ambito del progetto “Sistema di Informazione Statistica sulla Disabilità” (http://www.disabilitaincifre.it/), nato da una convenzione tra l’Istat e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Il campione è stato individuato tra quanti, in occasione dell’indagine “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” realizzata nel 1999-2000, avevano riferito di avere difficoltà nelle funzioni (motorie, sensoriali o delle attività della vita quotidiana), di essere affetti da invalidità o di avere una riduzione di autonomia. In totale sono state intervistate telefonicamente 1.632 persone tra i 4 e i 67 anni, che rappresentano una popolazione di 1 milione 641 mila individui della stessa fascia di età. Di queste, oltre i tre quarti ha un livello di gravità della disabilità medio-alto e ben il 41,4% raggiunge il livello massimo. È prevalente la disabilità nell’area motoria (38,3%). TIPO DI DISABILITA' 
  • Confinamento: 6,3%
  • Area Motoria: 38,3%
  • Area sensoriale:16,6%
  • Area mentale o associata ad area sensoriale e/o motoria: 18,2%
  • Sensoriale motoria: 12,0%
  • Limitazione per problemi di salute: 8,6 %
LIVELLO DI GRAVITA' DELLA DISABILITA'
  • Alto: 41,4%
  • Medio: 37,3%
  • Basso:  21,3%
SESSO
  • Maschi: 49,9%
  • Femmine: 50,1%
CLASSE DI ETA'  
  • 4-34: 18,7%
  • 35-49: 22,2%
  • 50-67: 59,1%
RIPARTIZIONE TERRITORIALE  
  • Nord: 42,0%
  • Centro: 22,1%
  • Sud e Isole: 35,9%
TITOLO DI STUDIO 
  • Dottorato, laurea o Diploma: 28,4%
  • Licenza di scuola media inferiore: 28,8%
  • Licenza elementare/nessun titolo: 42,9%
RISORSE ECONOMICHE DELLA FAMIGLIA
  • Ottime: 1,6%
  • Adeguate: 50,0%
  • Scarse: 40,3%
  • Assolutamente insufficienti: 8,1 %
Il contesto familiare e il rapporto con parenti e amici hanno grande rilievo per l’integrazione di coloro che, come le persone colpite da disabilità, hanno particolare bisogno, non solo di aiuti concreti, ma anche di sostegno psicologico e di rapporti interpersonali soddisfacenti.
Il 91,5% delle persone con disabilità vive in famiglie in cui almeno una persona non è disabile, il 6,2% vive da solo e il 2,3% vive solamente con altre persone che hanno anch’esse disabilità. Si osserva una tendenza tra le persone con disabilità a rimanere nella famiglia di origine più spesso di quanto accada nel complesso della popolazione.
Nel 2004 si dichiarano iscritte ad un corso scolastico o universitario 114 mila persone con disabilità. Il livello di gravità della disabilità è alto per il 37,8% degli iscritti, medio per il 40,8% e basso per il 21,4%. Tra gli iscritti il 27% ha problemi di tipo motorio.
La maggior parte frequenta scuole o università pubbliche (90,9%). I dati confermano la tendenza in Italia, supportata dalla vigente normativa, ad attuare il processo di integrazione degli studenti con disabilità attraverso l’inserimento in scuole normali e non in classi speciali o percorsi formativi diversificati.
Tra le persone con disabilità il 26,5% è occupato, di queste il 32,0% è affetto da una disabilità grave.
Le persone con disabilità che lavorano sono impegnate prevalentemente nelle organizzazioni private profit (56,1%); soltanto il 36,6% è occupato nelle organizzazioni pubbliche.
L’82,3% degli occupati dichiara di avere un contratto a tempo indeterminato, a fronte dell’87% che si osserva nel complesso della popolazione della stessa fascia di età.
Fra le donne la quota di quante lavorano a tempo pieno è nettamente inferiore (70%) a quella relativa agli uomini (86,4%). DISABILITA' E LAVORO Tra gli occupati, nel 62,4% dei casi l’insorgenza della disabilità è precedente all’inserimento nell’attuale lavoro, mentre nel restante 37,6% dei casi è insorta successivamente. Tra le persone con disabilità insorta prima dell’attuale lavoro, coloro che hanno ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato sono meno (75,8%) rispetto alle persone con disabilità insorta successivamente (94,5%). Anche per quel che riguarda il tipo di rapporto di lavoro si riscontra uno svantaggio per le persone la cui disabilità è insorta prima dell’attuale lavoro. Fra queste ultime la quota di lavoratori full time scende al 74,2% contro il 90,9% di quanti sono stati colpiti da disabilità solo dopo l’inserimento nell’attuale lavoro.
Per trovare il lavoro le persone con disabilità nel 30,9% dei casi si sono avvalse dell’aiuto di parenti e/o conoscenti; il 20,1% ha partecipato ad un concorso pubblico, il 17% ha fatto ricorso ad un Centro per l’Impiego ed il 16,2% ha risposto ad annunci e inviato il curriculum. Il ricorso ad un Centro per l’Impiego è prevalente tra le persone con insorgenza della disabilità precedente all’inserimento nell’attuale lavoro.
Per quanto riguarda il contesto lavorativo e le relazioni al suo interno, non emerge un livello di soddisfazione molto alto. Mentre, infatti, la maggior parte dichiara di essere abbastanza o molto soddisfatto delle relazioni con i colleghi (73,8%), più bassa è la soddisfazione per il tipo di lavoro (66,8%), la sicurezza del posto di lavoro (62%), il numero di ore lavorate (61,5%), il tipo di orario (61,3%), le condizioni e l’ambiente di lavoro (61,1%), le distanze e i tempi di percorrenza(55,1%). A ciò va aggiunto che solo il 27,7% si dichiara soddisfatto per il guadagno garantito dal lavoro. Le persone con disabilità usufruiscono in misura minore rispetto al complesso della popolazione, di intrattenimenti, quali cinema, musei, spettacoli sportivi, ecc. e la fruizione diminuisce al crescere dell’età ed è inferiore al Sud e tra le persone con titolo di studio più basso.
Più frequentemente sono i problemi di salute (45,7%) ad ostacolare la possibilità di svolgere altre attività nel tempo libero, soprattutto per le persone di 50-67 anni (56%). Un altro impedimento è la mancanza di ausili o di assistenza (13,4%), in particolare per i più giovani (31,8%). Una quota del 5,9% riferisce di essere ostacolato da problemi di accessibilità ai luoghi di svago, mentre l’8% dal costo eccessivo delle attività che vorrebbe svolgere.
Il 41,3% delle persone con disabilità ha effettuato almeno una vacanza nei dodici mesi precedenti la rilevazione. La quota di quanti hanno viaggiato sale al 61% tra i più giovani (contro il 31,3% delle persone di 50-67 anni), è maggiore nel Nord (51,3%), tra le persone con titolo di studio più alto (52,9%) e tra quanti hanno una condizione economica più favorevole (50,9%). Fonte ISTAT: Anno 2004   

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