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Gli  inibitori del fattore di necrosi tumorale alfa (anti-Tnf) ridurrebbero il rischio di infarti e ictus. È questo il risultato di un'analisi retrospettiva presentata al Congresso annuale della Lega Europea contro le Malattie Reumatiche (Eular 2012). 
Secondo lo studio, condotto da  Michael Nurmohamed del  Rije Universiteit Medisch Centrum (Paesi bassi), l'uso cumulativo di anti-Tnf per uno, due o tre anni è associato a un ridotto rischio di eventi cardiovascolari rispettivamente del 24, 42 e 56 per cento in pazienti con artrite reumatoide, rispetto ad altre terapie che non prevedono questi farmaci. 

La ricerca ha coinvolto 105.920 pazienti, di cui 48.621 in terapia con anti-Tnf, 35480 con metotrexato e 52,994 con i tradizionali farmaci reumatici modificanti la malattia (Dmard). I ricercatori hanno riscontrato, inoltre, che a ogni sei mesi in più di terapia corrispondeva un'ulteriore significativa riduzione del rischio di infarto del miocardio, ictus, attacco ischemico transiente, angina instabile e insufficienza cardiaca. 

“Artrite reumatoide e malattie cardiache hanno origini comuni ed è possibile che l'infiammazione sistemica coinvolta nell'artrite promuova anche i disturbi cardiovascolari”, ha commentato Michael Nurmohamed. “Sono diversi infatti gli studi che hanno mostrato come entro i primi dieci anni dalla diagnosi di artrite reumatoide il rischio di malattie cardiovascolari raddoppi”.

Riferimenti: Eular 2012 

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