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Estrogeno e testosterone per contrastare l'osteoartrite. Ad aprire la strada a una terapia ormonale per il trattamento di questa patologia sono i ricercatori della August University di Gottinga (Germania), con uno studio pubblicato su Arthritis & Rheumatism. Secondo la ricerca, infatti, in questo modo si potrebbero rigenerare almeno in parte i tessuti danneggiati.

Si è costituito a Roma, alla presenza dell’On. Domenico Scilipoti (Italia dei Valori) presso Palazzo Marini, il Forum Nazionale Sindrome Fibromialgica; ne fanno parte, ad oggi, L’Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica, l’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR), il Dott. Alessandro Spano, la Dott.ssa Cristina Iannuccelli, specialista in Reumatologia.

Etoricoxib è un antiinfiammatorio che agisce inibendo la ciclo-ossigenasi-2 (Cox2), l’enzima responsabile del dolore e dell’infiammazione. Il farmaco (nome commerciale Arcoxia), è stato sviluppato da Merck per il trattamento sintomatico dell’osteoartrosi, dell’artrite reumatoide e del dolore e dei segni di infiammazione associati all’artrite gottosa acuta. Ora però è stato autorizzato anche nel trattamento sintomatico della spondilite anchilosante.

L’iter terapeutico intrapreso da chi convive con patologie incurabili e rare è una vera odissea che inizia nel momento del diagnosi. Lo denuncia il IX Rapporto CnAM “Malattie croniche e diritti: zona ad accesso limitato” presentato a Roma.

L’obesità, insieme alla mancanza di esercizio fisico, è un fattore di rischio per l’artrite. E a essere in pericolo sono soprattutto le donne. Lo dimostra ancora una volta uno studio condotto dai ricercatori canadesi del Toronto Western Research Institute, che hanno pubblicato le loro osservazioni su Arthritis Care & Research, giornale dell’American College of Rheumatology.

Una passeggiata di poco più di un chilometro, due volte al giorno, tre giorni a settimana. Una buona pratica che, se sommata all'assunzione di glucosamina solfato, è in grado di ridurre i sintomi dell'osteoartrite: lo sostengono i ricercatori dell'Università di Queensland, in Australia, in uno studio appena pubblicato su Arhritis Research and Therapy.

Un’analisi del sangue per quantificare il rischio di sviluppare l’artrite reumatoide nell’arco di pochi anni. Potrebbe essere questo il principale sviluppo di uno studio condotto dai ricercatori dell’Ospedale universitario di Umea, in Svezia, e in corso di pubblicazione su Arthritis&Rheumatism, giornale dell’American College of Rheumatology.

Quello dell’artrite reumatoide è un dolore che toglie il sonno. Letteralmente, come hanno dimostrato i ricercatori della Divisione di Reumatologia e Centro di terapia del dolore del Brigham and Women’s Hospital, insieme ai colleghi della Scuola di medicina dell’Università del Michigan, negli Stati Uniti.

Ocrelizumab, un anticorpo umanizzato che colpisce in modo selettivo i CD20, le proteine di membrana dei linfociti B, ha dimostrato di essere efficace nel migliorare i segni e i sintomi dell’artrite reumatoide in pazienti con una risposta inadeguata al metotressato.

L’aterosclerosi può contribuire alla comparsa o alla progressione dell’osteoartrite: è questa la conclusione di uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Reumatologia dell’Ospedale universitario di Reykjavik, in Islanda, pubblicato sugli Annali of Rheumatic Diseases, la rivista ufficiale dell’Eular (Lega europea contro le malattie reumatiche).

Scienziati australiani hanno identificato una molecola che ripara le infiammazioni nel cervello, una scoperta che apre la strada a nuovi trattamenti per condizioni come l'Alzheimer.
Una sperimentazione su topi di laboratorio, guidata dal dott. Bryce Vissel dell'Istituto Garvan di ricerca medica di Sydney e descritta sulla rivista Stem Cells, mostra come la molecola detta Activin A raggiunge le aree lesionate del cervello, blocca l'infiammazione e fa scattare il processo di 'riparazione'.
La scoperta allarga la conoscenza medica di come il cervello ripara sé stesso dopo una lesione acuta, come un ictus. Indica inoltre la via di trattamenti di condizioni cerebrali degenerative, come il morbo di Parkinson, l'Alzheimer e la demenza, dove questo processo di riparazione fallisce, scrive Vissel. "Negli ultimi 10 anni è divenuto chiaro che il cervello ha la capacità di ripararsi da solo e di rigenerarsi. Sappiamo specificamente che vi sono cellule staminali nel cervello, in grado di rimpiazzare le cellule nervose che muoiono".
Secondo lo studioso, ciò non avviene nelle malattie neurovegetative perché il cervello ha perduto la capacità di bloccare l'infiammazione, e quindi di rigenerarsi. L'infiammazione è il risultato del tentativo fallito del sistema immunitario di risolvere il problema. La ricerca indica inoltre che il ruolo vitale svolto dalla Activin A può essere sostituito da comuni farmaci anti infiammatori non steroidi, come quelli prescritti contro l'artrite.

eular2009_logo_medium.jpgAllacerimonia di apertura del prossimo Congresso Europeo di Reumatologia a Copenhagen, Danimarca,
in programma  dal 10 al 13 giugno 2009,verrà assegnato il Premio Edgar Stene con ilseguente argomento :
“Rari ma non gravi - La sfida di fronte ad unarara malattia reumatica”


Ogni due anni EULAR   invita le organizzazioni dei pazienti aderenti a partecipare al premio  in ricordo a Edgar Stene che affetto da spondilite anchilosante nella sua vita è stato sempre attivo e promotore della cooperazione tra medici, pazienti ed istituzioni.

 Il documento dovrà essere inviato entro non oltre 31 gennaio a livelo nazionale ANMAR.

Per inforamzioni potete contattare Birte Gluesing Segretariato di EULAR Telefono: +49 228 9621283

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