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L'adalimumab, farmaco biologico anti-Tnf (Tumor Necrosis Factor) utilizzato comunemente nella cura dell'artrite reumatoide, non ha effetto nel trattamento dell'osteoartrite delle mani. È quanto emerge da uno studio dell'Hopital Henri Mondor di Parigi, presentato durante il meeting annuale dell'American College of Rheumatology.

Mangiare ciliegie può aiutare a proteggersi dagli attacchi di gotta. I risultati di uno studio pubblicato su Arthritis & Rheumatism mostrano infatti una diminuzione del 35 per cento del rischio di nuovi attacchi in pazienti che hanno consumato questi frutti per almeno due giorni. Gli autori della ricerca, un team di ricercatori dell'università di Boston, ritengono che l'effetto potrebbe essere dovuto alle antocianine, sostanze con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie contenute nelle ciliege.

Bottone_NewsUno studio pubblicato sul British Medical Journal mostra che la disattivazione del gene PARK2 porta alla degenerazione del disco lombare, una delle cause del mal di schiena

I pazienti in cura con immunosoppressori per l'artrite reumatoide, al contrario di quanto ritenuto finora, potrebbero sottoporsi al vaccino per la varicella senza aumentare il rischio di sviluppare l'herpes zoster – una riattivazione successiva dello stesso virus della varicella.

Nonostante trattamenti precoci e aggressivi, i pazienti colpiti da artrite reumatoide (AR) hanno un'aspettativa di vita inferiore rispetto al resto della popolazione, e una delle prime causa di morte tra loro è il cancro. Tuttavia, contrariamente a quanto sospettato finora, questo non è dovuto a una disparità nell'accesso ai programmi di prevenzione, come gli screening. A dirlo è uno studio del Brigham and Women's Hospital di Boston, pubblicato su Arthritis & Rheumatism.

Gli  inibitori del fattore di necrosi tumorale alfa (anti-Tnf) ridurrebbero il rischio di infarti e ictus. È questo il risultato di un'analisi retrospettiva presentata al Congresso annuale della Lega Europea contro le Malattie Reumatiche (Eular 2012). 

I farmaci biologici potrebbero allungare la vita ai pazienti colpiti da artrite reumatoide. Lo dimostra uno studio presentato lo scorso giugno al congresso annuale dell'European League Against Rheumatism.

Fino agli anni Ottanta, ai pazienti con artrite reumatoide i medici tendevano a prescrivere il riposo e la salvaguardia delle articolazioni. Recentemente, invece, diversi studi hanno dimostrato i benefici di un costante esercizio fisico anche in questi malati. E tuttavia l’atteggiamento dei pazienti con AR verso il movimento non sembra essere cambiato. A dirlo è una ricerca statunitense pubblicata su Arthitis Care & Research secondo la quale, spesso per paura del dolore, per scarsa fiducia nei risultati o per mancanza di motivazioni, almeno due malati su cinque sono completamente inattivi.

Per il 93% dei pazienti colpiti da artrite reumatoide la malattia incide sulla qualità di vita e per l’85% sulla capacità di compiere i più semplici gesti quotidiani, come aprire una bottiglia, svolgere attività domestiche, salire le scale, vestirsi o lavarsi. Con pesanti ripercussioni, visto che perdita di autonomia, peggioramento dei sintomi e necessità di sostegno da parte di una persona sono le più temute tra le possibili conseguenze della patologia.

Finora non c'era una spiegazione valida per le forme più aggressive di Lupus eritematoso sistemico (LES). Ora uno studio italiano coordinato da Gianfranco Ferraccioli, ordinario di Reumatologia e responsabile dell’Unità Operativa di Reumatologia e di Medicina Interna dell’Università Cattolica – Policlinico Gemelli di Roma, ha individuato uno dei fattori responsabili.

L’osteoartrite è uno dei principali fattori responsabili del dolore al ginocchio persistente nelle donne sopra i cinquanta anni, insieme a un elevato indice di massa corporea (BMI) e lesioni all’articolazione. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Arthritis & Rheumatism condotto dai ricercatori guidati da Nigel Arden dell’Università di Oxford.

Come trovare la miglior terapia per ogni singolo paziente. Non solo per garantire al malato reumatico il trattamento a lui più adatto, che tenga conto delle variabilità individuali, e identificarlo in tempi rapidi, ma anche per razionalizzare l'uso dei farmaci biologici. In modo da assicurare che vengano utilizzati solo nei casi in cui il paziente ne possa realmente trarre vantaggio, con benefici anche sul controllo della spesa sanitaria.
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Sinergia-dicembre-2017.smallcoverGiornale Ufficiale dell'Associazione Nazionale Malati Reumatici Dicembre 2017
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