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Ho deciso di raccontare la mia esperienza soprattutto per aiutare chi occupa un posto di lavoro e non conosce le opportunità a disposizione di chi ha seri problemi di salute. Non avrei mai detto che la mia vita avrebbe preso questa direzione. Avevo 21 anni, nasceva il mio bambino e insieme a lui arrivava, inaspettato, il Lupus eritematoso sistemico.

Lavoravo come tessitrice in uno stabilimento tessile: un lavoro abbastanza pesante, ma mi piaceva. Per una decina d’anni, nonostante la malattia, ho continuato comunque a lavorare, anche se con qualche difficoltà. Poi le mie condizioni di salute sono peggiorate: ai problemi articolari si sono aggiunti una pleurite e una pericardite, che hanno decisamente peggiorato la mia qualità di vita. Le mie condizioni di salute erano ormai evidenti, e non mi permettevano più di lavorare con l’impegno di sempre, le mie assenze sul posto di lavoro iniziavano a essere molto prolungate. Così mi hanno consigliato di fare la domanda per ottenere la pensione di invalidità. Una strada che ho deciso di percorrere ma senza entusiasmo: essere invalidi a 33 anni non è facile, ma continuare a lavorare diventava pesante. Mi sentivo inadeguata e in colpa per non riuscire più ad essere efficiente

La mia domanda venne accolta perché avevo un interessamento agli organi vitali. Mi è stato accordato un assegno integrativo che sarebbe stato valido per tre anni, poi avrei dovuto rifare la domanda affinché la Commissione di invalidità rivalutasse la situazione. Se le mie condizioni fossero migliorate, avrebbero potuto togliermi l’assegno. La riconferma doveva essere chiesta per tre volte. Se la situazione fosse rimasta invariata, mi avrebbero lasciato l’assegno integrativo definitivamente. Nel mio caso, purtroppo, l’importo non era sufficiente per affrontare gli impegni economici che avevo preso da poco tempo e che avrei dovuto portare a termine nel giro di cinque anni. Avendo fatto una richiesta di invalidità e non di inabilità, avevo la possibilità di continuare a lavorare con una trattenuta minima dallo stipendio.

Avevo 18 anni di contributi lavorativi, e l’importo dell’assegno era in base ai contributi versati. Ho continuato a lavorare per altri sei anni. Risolti i miei impegni economici, con 24 anni di contributi, ho chiesto la rivalutazione dei contributi e ho potuto rimanere a casa dal lavoro con la pensione che mi spetta, fino a che diventerà automaticamente pensione di anzianità. E’ un nostro diritto utilizzare tutte le possibilità che lo Stato Italiano ci offre, basta esserne informati. 

La mia vita da allora è molto cambiata. La mia condizione di salute mi ha dato la possibilità di poter “fare la signora”. Ho smesso di lavorare e dedico il mio tempo libero ad ascoltare le persone che condividono con me questa esperienza. sono contenta di questa scelta e di tutto quello che la vita mi regala e mi insegna.

Maria Grazia

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