6 Maggio 2013

Artrite reumatoide, fumare raddoppia il rischio

Artrite reumatoide, fumare raddoppia il rischio

I fumatori hanno una probabilità raddoppiata di sviluppare l’artrite reumatoide. Non solo: anche dopo aver smesso di fumare, i rischi rimangono maggiori per oltre 15 anni rispetto a chi non ha mai toccato una sigaretta. È il risultato di uno studio del Karolinska Institutet e del Karolinska University Hospital, in Svezia, pubblicato sulle pagine di Arthritis Research & Therapy.

Di artrite reumatoide soffre in Italia circa l’un per cento della popolazione, con un’incidenza maggiore nel genere femminile. Le cause scatenanti sono ancora sconosciute, ma sono ormai noti diversi fattori che aumentano il rischio di sviluppare la malattia. Tra questi, appunto, il fumo di sigaretta.

Per determinare con precisione l’entità dei rischi che corrono i fumatori, i ricercatori del Karolinska Institutet hanno analizzato un database – lo Swedish Mammography Cohort – relativo ai dati di 34.000 donne di età compresa tra i 54 e gli 89 anni. Di queste, 219 sono risultate malate di artrite reumatoide. I risultati dello studio hanno dimostrato che basta fumare anche solo da una a sette sigarette al giorno per avere un rischio più che raddoppiato di sviluppare la malattia. I rischi inoltre aumentano in proporzione al numero di anni trascorsi a fumare, e durano a lungo.

Dallo studio è emerso infatti che smettere di fumare diminuisce sì i rischi, ma che l’effetto è lento e progressivo. Dopo 15 anni dall’ultima sigaretta, le probabilità di sviluppare l’artrite reumatoide diminuiscono solo di un terzo, rimanendo quindi ancora molto al di sopra di quelle di un non fumatore. “Smettere di fumare è importante per molte ragioni, incluso il rischio di sviluppare l’artrite reumatoide”, spiega Danila di Giuseppe, ricercatrice che ha coordinato lo studio. “Nel caso dell’artrite reumatoide, i rischi rimangono però alti anche molti anni dopo aver smesso di fumare. Questa è una buona ragione per smettere il più presto possibile, e dimostra la necessità di persuadere le donne a non iniziare affatto”.

Fonte: Arthritis Research & Therapy 2013, 15:R56 doi:10.1186/ar4218

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